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La rassegna delle spiagge più belle della Sardegna potrebbe essere infinita, e sceglierne solo alcune da raccontare e da mostrare è sempre un’impresa ardua. Tuttavia, ce ne sono alcune che sarebbe una grave mancanza non menzionare, poiché rappresentative dell’aspetto e del carattere più tradizionale della Sardegna, lontano dalla mondanità della Costa Smeralda e dal lusso degli yacht. Le spiagge del Golfo di Orosei regalano emozioni uniche perché sono delle perle di inestimabile bellezza. Raggiungibili, la maggior parte delle volte, solo dopo qualche chilometro a piedi tra la macchia mediterranea o via mare, nascoste da occhi indiscreti e distanti dai maggiori circuiti turistici, queste spiagge incarnano la dimensione più selvaggia e incontaminata della Sardegna. Abbiamo già parlato in questo articolo di Cala Goloritzè. Oggi è il turno di Cala Sisine.

Cala Sisine è una spiaggia molto grande (rispetto alle altre del Golfo) nel cuore della Costa di Baunei. Una delle sue particolarità è il panorama mozzafiato che regala. La spiaggia corrisponde alla foce di un fiume e sorge tra le montagne del Supramonte, a metà tra la Grotta del Fico e Cala Luna.

È caratterizzata, come molte delle altre spiagge di questa zona, da un arenile di sassolini bianchissimi di piccole dimensioni, che conferiscono a Cala Sisine una colorazione straordinaria. Infatti, cromaticamente in netto contrasto con il blu cobalto dell’acqua e il verde della macchia mediterranea, nell’insieme creano un’armonia di colori che vi lascerà senza fiato. Per quanto riguarda il fondale marino, i sassi sono più grandi ma altrettanto bianchi, rendendo l’acqua estremamente limpida. Nella zona sud della spiaggia, per i più temerari, è presente un’insenatura molto alta da cui è possibile tuffarsi in mare.

La flora e la fauna rappresentano alla perfezione le caratteristiche più peculiari della Sardegna. La macchia mediterranea con le piante di mirto, corbezzolo, pino, ginepro e il fondale ricco di vita sottomarina dai mille colori. Di fatto, Cala Sisine è il luogo perfetto sia per chi ama crogiolarsi al sole, sia per chi non disdegna un po’ di attività fisica (i percorsi di trekking non mancano), sia per gli appassionati di snorkelling.

La storia

Storicamente, Cala Sisine ha avuto per decenni la funzione di punto di attracco strategico per il carico di carbone, estratto dalle miniere del Supramonte e del Monte Nieddu e caricato poi sulle navi per raggiungere le destinazioni più diverse (particolarmente in Toscana). I segni di questa attività sono ancora visibili sul lato nord della spiaggia, dove è presente una piccola struttura costruita dai carbonai. Quando Cala Sisine aveva la funzione di attracco per i carichi di carbone, veniva chiamata anche “Portu ‘e Sisine”.

Risalendo ancora più indietro nel tempo, però, si rimane basiti dallo scoprire che l’uomo aveva messo piede a Cala Sisine molto prima dell’epoca dei carbonai. Proprio in questa zona, infatti, sono stati ritrovati alcuni utensili risalenti addirittura a 4000 anni fa, segno che questa terra ospitava popolazioni antichissime, dall’alba dei tempi. Non a caso, una recente teoria ha avanzato l’ipotesi che il mito di Atlantide altro non fosse che la Sardegna all’epoca delle società nuragiche.

Di tempi più recenti, invece, la leggenda secondo cui, poco più a sud della spiaggia, si nascondesse in un’insenatura un sottomarino durante la seconda guerra mondiale. Questo luogo viene chiamato, in sardo, “Su Stuggiu”, il nascondiglio.

 

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