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Descrivere la funzione e l'importanza delle tradizioni secolari sarde è un compito arduo, tuttavia pensiamo che per apprezzare pienamente un soggiorno nell'isola sia opportuno dedicare un po' di tempo alla storia locale, visitando i luoghi che conservano tracce essenziali per la comprensione della civiltà contadina del passato.

Ti consigliamo in particolare il primo museo etnografico della Gallura, a Luras, perché siamo certi che ti lascerà a bocca aperta.

La ricostruzione perfetta degli ambienti tipici della civiltà rurale, grazie all'accurata selezione ed esposizione di oggetti e materiali audiovisivi, dà al visitatore la sensazione di accedere a un mondo ignoto, non un semplice viaggio nel passato bensì un’immersione in un luogo senza tempo.

Dall'esterno, il Museo Galluras non desta particolare interesse poiché il palazzo che lo ospita è un modesto edificio a tre piani della fine del Settecento, poco distinguibile dalle altre abitazioni tipiche di questa zona. All'interno, ogni sala racconta un frammento delle tradizioni sarde, da quelle più note come le tecniche di vinificazione e la lavorazione della lana a quelle più misteriose, come il ruolo della “femina agabbadora”.

Cosa vedere al Museo Galluras

Al piano terra puoi scoprire quali utensili si adoperavano per la vendemmia, la conservazione e il trasporto dei vini, inoltre sono esposti gli attrezzi costruiti dagli artigiani locali per la lavorazione dei campi. Al primo piano è situata la sala da pranzo, ambiente dove la famiglia si riuniva di fronte al camino anche per ascoltare le storie dei narratori più fantasiosi, invitati in casa per condividere i “racconti del focolare”.

In cucina sono in mostra non solo tegami e padelle, ma addirittura delle forme di pane che sono rimaste intatte dal 1945, un fatto insolito poiché in genere il pane non si conserva oltre gli 8 anni dalla lavorazione.

Al secondo piano si trovano gli strumenti impiegati per il lavoro domestico, cioè il telaio per i tessuti, soprattutto lana e lino, e un'altra stanza deputata alla lavorazione del sughero. Questo territorio, infatti, è ricco di sughere e nel museo sono conservate le macchine usate dal 1700 fino alla prima metà del '900. I filmati proiettati nel museo illustrano con chiarezza le varie fasi di lavorazione della materia prima e lasciano intendere quanto sia stato fondamentale l'artigianato per l'intera Sardegna.

Il reperto più misterioso e più macabro del Museo è legato alle femine agabbadore, cioè donne che avevano il compito di porre fine alle sofferenze dei malati terminali.

Oggi parleremmo di eutanasia, ma questo ruolo prevedeva rituali precisi, tant'è che queste donne dovevano indossare un mantello nero ed erano convocate dai familiari del malato solo in casi estremi, quando alle atroci sofferenze fisiche a cui non c'era rimedio.

L'accabadora (il termine deriva dallo spagnolo acabar, porre fine) usava un martello di legno stagionato d'olivastro lungo 42 centimetri e largo 24 per porre fine al dolore dello sventurato, una pratica di certo spaventosa oggi eppure fortemente legata ai ritmi della vita contadina del passato, quando né la medicina né la preghiera riuscivano a dare sollievo a chi era in fin di vita.

Al Museo potrai osservare un rarissimo esemplare di martello dell'accabadora, un oggetto che fa pensare a quanto sono poco conosciuti i rituali che fino a un secolo fa erano ancora praticati in alcune parti della Sardegna.

Non è il caso di lasciarsi prendere dalla tristezza però: tutti questi oggetti e questi mestieri costituivano un mondo lontano da quello attuale, nel quale tutti i membri di una comunità avevano ruoli ben definiti e ognuno cercava di dare il proprio contributo al benessere comune.

Siamo certi che questa visita vi invoglierà a saperne di più sulla Sardegna e a osservare gli eventi folkloristici da un altro punto di vista: venire in vacanza a San Teodoro è un’ottima occasione per scoprire il fascino del passato e le sue tracce nel presente.

Sito del museo: www.galluras.it

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